All’interno della quarta edizione di BTTF Human Made Festival
Round table coordinata da Sara Carmagnola e Josephine Magliozzi – Ecate Cultura
Con l’intervento di Elisa Teneggi – Redattrice di Rolling Stone Italia
In collaborazione con Associazione Etre
Data: 14 giugno 2025
Luogo: Magnete Bistrot
L’incontro è nato dalla necessità di un confronto partecipativo, orizzontale e collettivo tra diversi Enti del Terzo Settore e gruppi di cittadine e cittadini che si impegnano in attività per la propria città o per il proprio territorio, per ragionare su alcuni temi portanti delle proprie azioni e attività. In particolar modo, l’incontro si è focalizzato sul senso della partecipazione, sul ruolo delle associazioni e sui bisogni condivisi tra Terzo Settore, cittadinanza e territori.
Il format Esperienze di cittadinanza attiva nasce dalla collaborazione tra Ecate Cultura e Associazione Etre, che in occasione di Luoghi (non) Comuni Festival a Cassano Valcuvia ha organizzato un primo appuntamento di questo incontro partecipato. Nel primo appuntamento è stata indagata la partecipazione culturale giovanile attraverso un’analisi SWOT partecipata, con il contributo di diverse realtà territoriali.
In questo secondo appuntamento, ideato sulle specificità di Quartiere Adriano, la tavola rotonda è stata strutturata con il coinvolgimento delle e dei giovani della Direzione Artistica Partecipata Under 30 di BTTF Project, con un focus sull’azione culturale, spazi e persone.
L’introduzione della tavola rotonda è stata affidata alla giornalista Elisa Teneggi. Redattrice di Rolling Stone Italia, Elisa Teneggi scrive su diverse riviste di cultura, musica e cinema in relazione a tematiche sociali e politiche come l’abitare. Da osservatrice delle dinamiche della città di Milano ha condiviso una riflessione rispetto alla dissociazione tra azione istituzionale e fermento cittadino. Milano infatti è una città che sta attraversando un profondo distaccamento dalle istituzioni pubbliche – oggi più che mai impegnate a ragionare sulla dicotomia tra city user e cittadine e cittadini – e che al contempo vede un ampliamento della voglia di agire e di creare impatto che caratterizza la maggior parte delle realtà territoriali.
“La presenza di spazi, dibattiti pubblici, e di occasioni di intersezione tra i due è radicalmente messa in discussione nella città di Milano. Le iniziative dal basso vengono sollevate nel cerchio di eventistica a pagamento votata all’intrattenimento. I luoghi di aggregazione informale sono messi sotto scacco e impregnati di sospetto sistematico, come dimostra lo sgombero del Leoncavallo, avvenuto nei giorni scorsi. Il clima politico nazionale influenza negativamente l’inazione delle amministrazioni locali. L’opinione pubblica non si è nemmeno “arresa”: ha smesso di porsi il problema, nella gran parte dei casi. In altri, ha validato un pensiero che rassicura, in un senso perverso: “Ok, ma ci dev’essere un altro modo. Sono d’accordo, ma…”. Il primo effetto di questa proposizione è l’azzeramento del presente, delegandone la creazione in ogni momento a qualcuno che, è sottinteso, ne saprà più di noi: un’idea ben utopistica dell’autorità.
Non dev’essere così, e non per forza. Lo dimostra la partecipazione riscontrata il 14 giugno, durante il secondo giorno di BTTF Human Made Festival, e lo dimostra la vitalità umile – nel senso del tutto positivo di “non sbandierata” – del Quartiere Adriano, particolarmente fertile dal punto di vista delle iniziative di mutualismo spontaneo presenti nella zona.
Allo stesso modo, notevole è stata la risposta delle associazioni del territorio, operanti a vari livelli del substrato sociale. E se la volontà di confronto così come quella di “mettere le mani in pasta” non mancano, il clima scalpita. I partecipanti sono giovani, ma hanno già compreso quanto in là, e quanto a fondo, potrebbe e dovrebbe spingerli il loro impegno attivo nel settore del sociale.
Potrebbe stupire che, tra i punti all’attivo della discussione collegiale, a emergere con più ritrosia sia stato quello della dimensione economica. In altre parole, sembra che sia proibito porsi seriamente il quesito: ma non potrei viverci anche io, del mio intervento a favore della collettività? Dato che si tratta di programmazione culturale, gestione fondi, studio bandi, etc? È desolante che il quesito (o forse, il dubbio) debba essere tanto retorico da fermare l’immaginazione; ovvero: tanto da rendere impossibile riuscire a credere che sopravvivere di cultura (perché di cultura si parla) possa essere un’opzione. I momenti di discussione collegiale servono anche a questo. Se ci può essere una versione aggiornata della coscienza di classe, credo possa passare da questo esercizio. Purché esso, com’è avvenuto il 14 giugno, non rimanga una predica al coro, ma riesca a incanalarsi in quella dimensione fruttuosa e sempre più rara del conflitto: nulla di cui avere timore, tanti processi di sintesi da avviare.
Tirando le somme, mi pare che sia il momento, per le associazioni e per le iniziative dal basso, di pretendere. Da se stesse sicuramente, ma dall’ecosistema innanzitutto. Per un nuovo riconoscimento delle loro funzioni, per un aggiornamento delle stesse; e per restituire validità a una modalità operativa nel mondo che il contesto sociale contemporaneo tenderebbe a sopprimere. Alla fine, chiediamo solo la possibilità di immaginare di nuovo in libertà. È troppo?”
Enti, associazioni e gruppi partecipanti
- ViviAdriano APS www.viviadriano.it
- Associazione ETRE www.etreassociazione.it
- La Ghironda ODV https://sites.google.com/view/ghirondamilano/homepage
- Biblioteca di Condominio di via Gassman 15 e Associazione Punto e a Capo www.associazionepuntoeacapo.it
- Immaginare Orlando APS www.orlandofestival.it
- WHYNOT APS www.instagram.com/whynot_space
- Fondazione Casa della Carità www.casadellacarita.org
- ADA Stecca – Associazione di Associazioni Stecca degli Artigiani www.lastecca.org
- BTTF Project www.bttfproject.it
- Ecate Cultura www.ecatecultura.com

Domino – presentazione gruppi e associazioni
Le e i partecipanti con i propri gruppi informali o enti formalmente costituiti hanno presentato la propria realtà associativa focalizzando i propri interventi su alcune domande specifiche e parole chiave che esprimessero: valori fondanti, bisogni e attività principali.
Il gioco del domino ha permesso di unire le diverse tessere per scoprire connessioni e valorizzare i punti di intersezione espresse dalle e dai presenti, rendendo visibile come le diversità non siano ostacolo, ma piuttosto occasione di incontro e di costruzione di nuove sinergie.
VALORI
Le parole emerse hanno raccontato un mosaico di prospettive, dove la pluralità convive con una forte vicinanza di intenti. Tra i valori ricorrenti sono stati sottolineati:
- Relazioni e comunità: pensiero positivo, buon vicinato, scambio di saperi, partecipazione, relazioni, rete, territorio.
- Dimensione politica e sociale: impegno sociale, coscienza politica, integrazione, pluralità, diversità.
- Cultura e sperimentazione: cultura, formazione, spazio, comunicazione, sperimentazione, imprevisto.
Questi valori delineano una visione condivisa che mette al centro la costruzione di comunità attive, inclusive e capaci di innovare. La parola più utilizzata dalle e dai partecipanti è stata relazioni.

BISOGNI
Dal confronto sono emerse esigenze comuni, che riguardano sia aspetti organizzativi che relazionali:
- Risorse umane ed economiche: volontari, sostegno economico, stabilità, tempo, risorse, energia per rinnovarsi.
- Comunicazione e relazioni: buona comunicazione (anche social), rapporto umano, diffusione della rete.
- Spazi e continuità: disponibilità di luoghi per incontrarsi e agire, continuità dei percorsi, messa a terra delle idee.
- Comunità e territorio: coinvolgimento della periferia, senso di comunità, comunità attiva, qualità della vita.
- Supporto alle persone: sostegno psicologico, condivisione, cura delle relazioni.
Questi bisogni tracciano la cornice di ciò che i gruppi intendono affrontare insieme, con un’attenzione specifica al rafforzamento delle reti esistenti e alla sostenibilità delle azioni non solo nel presente ma anche in prospettiva futura.
ATTIVITÀ
Il quadro delle attività testimonia una ricca vivacità culturale e sociale, che si declina in linguaggi artistici, momenti comunitari e pratiche di cittadinanza attiva. Tra le esperienze presentate:
- Attività culturali e artistiche: concerti, festival di arti performative, danza contemporanea, performance, cineforum, letture, laboratori artistici e manuali.
- Formazione e partecipazione: club del libro, redazione condivisa di un magazine di quartiere, direzione artistica e curatela partecipata, aperitivi in lingue diverse.
- Spazi di socialità e accoglienza: azioni di accoglienza, percorsi interculturali e inclusivi.
- Impegno politico e sociale: condivisione politica, azioni per la pace, reti con scuole e carceri, festival queer, reti LGBTQ+.
- Produzioni multimediali: podcast, rivista, iniziative di comunicazione condivisa.
Le attività si caratterizzano per la loro capacità di unire pratiche quotidiane e sperimentazioni artistiche, rafforzando il senso di appartenenza al territorio e stimolando nuove forme di partecipazione.
Tavoli di lavoro – vivisezionare i bisogni e immaginare possibili cure
Tra i bisogni segnalati dalle e dai partecipanti sono state individuate 4 macro-aree da analizzare. Ogni tavolo, formato da cinque o sei persone circa, ha lavorato quindi su un bisogno chiave, con l’intento di analizzarne più aspetti, far emergere le diverse sfaccettature e indagare differenti cause. Vivisezionare in sostanza il bisogno per provare a rispondervi in maniera complessa, multidisciplinare e concreta. Per questo ad ogni tavolo è stato anche chiesto di trovare una cura, una medicina, una ricetta collettiva. I macro-bisogni analizzati sono:
- continuità;
- economie;
- comunità;
- spazio fisico.

TAVOLO CONTINUITÀ
Il tema della continuità rimanda alla fragilità strutturale delle organizzazioni culturali e sociali. La dipendenza da bandi e progettazioni a termine sempre più numerose e più brevi a livello temporale, genera precarietà, impedisce di consolidare relazioni e ostacola il ricambio generazionale.
Composizione del bisogno:
- disponibilità delle persone;
- mancanza di risorse;
- motivazione;
- mancanza di fiducia intergenerazionale.
Possibili soluzioni:
- creare identità condivisa;
- alleanze tra realtà diverse;
- valorizzazione della qualità.
TAVOLO ECONOMIE
Il nodo delle economie riguarda non solo le risorse economiche, ma anche il capitale umano e simbolico. L’instabilità finanziaria frena lo sviluppo e il tabù legato al denaro (che sottende anche a una problematica di genere ben nota in letteratura) rende difficile affermare il valore del lavoro culturale.
Composizione del bisogno:
- tempo;
- energie;
- difficoltà a parlare di soldi;
- confine tra volontariato e lavoro;
- discriminazioni di genere.
Possibili soluzioni:
- fantasia come risorsa;
- abbattere i tabù economici (e di genere);
- riconoscere il valore del lavoro culturale.
TAVOLO COMUNITÀ
Il bisogno di comunità si lega al rafforzamento dei legami sociali e alla costruzione di un senso di appartenenza condiviso. La mancanza di ascolto della molteplicità delle comunità che abitano il territorio e la frammentazione interna rischiano di limitare l’impatto delle azioni culturali.
Composizione del bisogno:
- mancanza di ascolto;
- frammentazione;
- poca capacità di adattamento;
- chiusura.
Possibili soluzioni:
- rafforzare coesione;
- visione comune;
- creare spazi di ascolto e azione condivisa.
TAVOLO SPAZIO FISICO
Lo spazio fisico è un’infrastruttura fondamentale: la sua mancanza o precarietà limita la possibilità di incontro, sperimentazione e crescita comunitaria. Lo spazio non è neutro, ma parte integrante dell’esperienza. Questo apre anche una riflessione sullo spazio pubblico e su quello privato a uso pubblico.
Composizione del bisogno:
- mancanza di spazi funzionali, accessibili, sicuri e collegati.
Possibili soluzioni:
- condivisione;
- adattabilità;
- connessione al territorio;
- responsabilità collettiva.

Sintesi delle problematiche emerse
A partire dall’analisi dei macro-bisogni emersa dai singoli tavoli di lavoro si possono sintetizzare le problematiche che organizzazioni, gruppi ed enti devo affrontare maggiormente nell’ambito della loro azione culturale e sociale quotidiana.
In particolare sono punti comuni emersi:
- Interesse e motivazione delle e dei partecipanti alle attività proposte e alla possibilità di sviluppare co-progettazioni.
- Tempo e risorse limitate, sono due elementi della stessa problematica in quanto la disponibilità economica scarsa suppone la presenza di un maggior numero di persone sottopagate o impiegate in maniera volontaristica. Questo contrae in automatico la disponibilità di tempo delle risorse umane stesse.
- Tabù legati al denaro, il mondo culturale e creativo ad oggi ha ancora difficoltà ad affermare il proprio valore economico insistendo solo sul valore artistico imprescindibile dall’attività stessa.
- Ricambio generazionale, se l’accesso al mondo del professionismo è complesso in diversi ambiti ancora di più lo è in ambito creativo culturale dove non esiste un vero passaggio con persone più giovani e dove ogni generazione tende a lottare per la propria esistenza.
- Staticità delle strutture, l’innovazione e il ricambio prevedono investimenti di risorse che, essendo scarse, non permettono agli enti e alle organizzazioni di evolversi e innovare la propria azione.
- Chiusura verso l’esterno, la staticità e la mancanza di ricambio non permette una visione a 360° del proprio operato; questo provoca una mancanza di apertura verso l’esterno, estremizzando la mancanza di fiducia nei confronti di un vero possibile cambiamento.
- Vuoti strutturali o simbolici, si concretizzano in una mancanza di dialogo con le istituzioni. Questo genera un isolamento delle piccole e medie organizzazioni nell’ecosistema creativo culturale della città creando un senso di vuoto che comprende anche una mancanza di visione collettiva del settore.

Conclusioni e possibili ricette per rispondere alle problematiche
Il percorso di lavoro ha permesso di far emergere, attraverso un processo partecipato e condiviso, una fotografia complessa e ricca del tessuto culturale e sociale coinvolto.
Le parole chiave sui valori hanno mostrato una forte convergenza attorno all’importanza delle relazioni, della comunità e della partecipazione, pur nella diversità degli approcci e delle visioni.
L’analisi dei bisogni ha evidenziato fragilità strutturali comuni: la scarsità di risorse, il tema della continuità, la mancanza di spazi adeguati e il bisogno di rafforzare il senso di comunità.
Il mosaico delle attività già in corso testimonia tuttavia una grande vitalità e capacità di azione, che si esprime in pratiche culturali, artistiche e sociali diversificate.
I tavoli di lavoro hanno permesso di approfondire i nodi più significativi, scomponendoli nelle loro sfaccettature e immaginando possibili cure.
Da questa analisi è emersa la necessità di:
- Lavorare su responsabilità e conflitto. Questi aspetti hanno un alto potenziale generativo se trattati non come problematiche ma come opportunità. Per le organizzazioni aprire spazi di responsabilità significa ingaggiare maggiormente le persone che collaborano alla realizzazione delle attività e anche intercettare nuove persone nel ruolo di volontarie/i. In caso delle e dei partecipanti condividere la responsabilità, quindi anche il potere decisionale, crea affezione e affiliazione. Il conflitto invece rimane un grande strumento di dialogo e di confronto, anche in apertura a comunità e a persone con opinioni diverse, capace di generare nuovi punti di vista permettendo alle organizzazioni e a chi prende parte a questi processi di evolversi e di innovare.
- Costruire fiducia dentro e fuori dalle realtà attraverso un processo di credibilità delle stesse e di qualità delle proprie azioni. La credibilità di un’organizzazione si sviluppa non solo esternamente ma anche internamente, in continuità con il punto precedente la coerenze degli obiettivi e delle strategie crea in primo luogo uno spazio di credibilità interna. All’esterno la coerenza di un’organizzazione permette la creazione di una base di fiducia sulla quale costruire nuove e innovative progettazioni.
- Promuovere senso di coesione e rete. In un periodo storico e sociale che fa dell’esaltazione dell’individualità il suo punto di forza, dal lavoro condiviso emerge come la strutturazione di processi di partnership e di networking possano essere una strategia efficace sul lungo periodo. Le alleanze in un momento storico di risorse contratte possono garantire la sopravvivenza delle realtà medio-piccole.
- Riconoscere e sostenere la continuità dei percorsi. Non si può pensare sempre e solo in una logica commerciale, perché alcuni percorsi e processi che si attivano dal basso necessitano di sostegno, anche economico da parte delle Istituzioni. Si tratta infatti di garantire la possibilità alle persone di unirsi e di portare avanti progetti a cui tengono. La stessa cosa vale per le associazioni culturali professionistiche, soprattutto se di medio-piccole dimensioni, che possono avere la necessità di risorse specifiche a loro destinate, invece di competere sulle stesse linee di finanziamento con le grandi realtà. In questo senso sarebbe anche utile iniziare a valutare gli impatti delle attività e delle realtà, possibilmente anche raffrontando questi con i parametri economici.
- Ripensare i modelli gestionali, abbattendo i tabù legati al denaro e valorizzando il lavoro culturale come leva di sviluppo sociale ed economico. Le persone che lavorano per la cultura devono far valere i propri diritti, limitando l’auto-sfruttamento. Dall’altra parte le organizzazioni devono rivedere i loro modelli e agire in ottica di sostenibilità, non solo economica.
- Coltivare fantasia e creatività. In ambito creativo e culturale potrebbe sembrare un punto scontato della nostra ricetta, tuttavia quello che emerge è un movimento conservativo dell’ambito stesso che non valorizza fantasia e creatività ma preferisce il consolidamento dell’esistente. Questo movimento, se nell’immediato garantisce un certo senso di continuità, rischia di stagnare la creatività stessa non dandole ossigeno e sviluppo.
- Valorizzare le competenze. In un ambito in cui le risorse sono scarse la valorizzazione delle competenze diventa fondamentale. Questa direzione non solo permette alle organizzazioni di sviluppare al meglio le proprie attività ma soprattutto permette alle persone di sentirsi maggiormente realizzate e felici.
- Mantenersi in movimento, vivere il presente, innovare. Il settore culturale e creativo non può essere un mondo a sé stante, deve confrontarsi con il mondo esterno, con altri ambiti e settori. Questo movimento permette agli enti creativi e culturali di non essere delle isole sconnesse dal presente ma di essere veri e propri agenti del cambiamento.
In sintesi, il lavoro collettivo ha fatto emergere alcune problematiche trasversali: il tempo e le risorse limitate, la difficoltà nel ricambio generazionale, la precarietà delle strutture e la chiusura verso l’esterno, fino alla debolezza del dialogo con le Istituzioni.
Allo stesso tempo, si è delineata una direzione condivisa: costruire reti più solide, basate sulla fiducia reciproca, sulla corresponsabilità e sull’apertura.
Le conclusioni di questo incontro non rappresentano un punto di arrivo, sono strutturate per essere piccole ricette e consigli per il benessere e il futuro dell’associazionismo e della partecipazione attiva. Un invito a proseguire il percorso, a trasformare i bisogni e le fragilità in occasioni di sperimentazione e i valori comuni in azioni concrete capaci di rafforzare il tessuto culturale, sociale e politico del territorio.

